Selvaggia
Just an artist in progress, searching for life within life

PERSONAL PRACTICE
RICERCARE LA VITA NELLA VITA
Il tentativo è quello di rimanere il più possibile nel territorio dell'INDEFINITO, del NON ancora DETERMINATO, permettere ai cambiamenti di accadere, SENTENDO la chiamata all’AZIONE senza una forzatura mentale. Lasciare che si formino nel tempo i CONFINI del territorio del mio lavoro. Lasciando alla vita la possibilità di potermi parlare.Mi sono data UN ANNO.L'agenda resa bianca . Un VUOTO che parla.ATTESA ASCOLTO ATTENZIONE CORPO SENSAZIONI CUORE RELAZIONI AMORE SOGNO DOLORE DESIDERIORispondo ONESTAMENTE, emerge
un disegno profondo.SEMPRE GRATANOTES
AGOSTO 26A volte ho la sensazione che sono sempre stata morta, che siamo morti che camminano.è tutto davanti a noi da sempre, certi libri ne parlano da sempre.-NEL CORPO-Ci sono giorni che mi sembra d'aver vissuto ciò che prima vivevo in un mese o in un anno.
Il tempo diventa RITMO, il riposo non è più quello di prima, il corpo si richiama a sè stesso, si richiede, si ritorna in quello stare rannicchiata qualche minuto basta, si rigenera, tutto passa, posso continuare.Il CORPO come contenitore. In lui si annidano sensazioni che ricordano e si fanno MEMORIE PRESENTI, emozioni antiche che ancora si manifestano tra il personale e l'impersonale, desideri e sogni che lottano con la vergogna o con la morale e si fanno illusioni forse diventano visioni.
Il corpo risponde a pensieri che resistono e proteggono, di certo non supportano il cambiamento, PRETENDONO di capire e forse a volte comprendono e seguono.Nel MIO CORPO è INSCRITTO IL MIO TEMPO - IL MIO SENSOSi alternano momenti in cui ogni piccolo avvenimento è sorpresa è DONO, ogni proseguire è connesso e semplici scambi quotidiani ti incontrano sapientemente in quel momento presente.In altri invece ci vuole un po' di CORAGGIO, nel decidere di rimanere onestamente, nel voler andare nel profondo, nel provare a NON SCAPPARE con un mentale che continuamente strizza l'occhio e vuole rimetterti apposto. In quel luogo dove siamo sempre stati, nel posto per cui abbiamo una risposta per tutto, dove siamo continuamente DISTRATTI e tutti uguali. Dove ci hanno definito senza averci dato la possibilità di ascoltarci.
Quanto è semplice ritrovarcisi, il lavoro non è più presente ed ecco tornare la mente.
Dipende con cosa ascoltiamo, se ascoltiamo. Dove costantemente appoggiamo la nostra attenzione.CADERE COME PIUMA NELLE OSCENITA’ DEL MONDOSiamo parte di un concerto e non c'è né accorgiamo, siamo assieme e invece ci separiamo e chiudiamo.-NELLO SPAZIO-Gli spazi ci accolgono, ascoltano e cambiano lo stare. Le città, i boschi, i fiumi, il MARE parlano lingue diverse, ti modificano, a volte ti consegnano un tempo altre volte ti direzionano sul come ascoltare, spazi di notte e spazi di giorno, ne attraversiamo tanti e li diamo per scontati.-NELLE RELAZIONI CON L’ ALTRO e NELLA COMUNITA’-Le relazioni sono le prime a modificarsi, la ricerca dell’autenticità
PIANTE e ANIMALI e poi con i più complessi ESSERI UMANIDOMANDE DI RICERCA*Dubbio Fiducia CredoDov’è il dubbio?
Perché non è mai abbastanza?
Quanto vale una vita?UN PICCOLO RACCONTODue persone hanno appena discusso davanti a me, lui anziano e lei poco più giovane una terza persona a testimoniare.
Lui con il gesto della mano tesa davanti a sé la caccia accennando un rapido: "Ma vai va, va!"
un rapido scambio acceso e subito la signora di alza: il corpo si alza, la camminata di una bambina che pesta i piedi e le braccia a soldatino che le danno la spinta, qualche passo forse 4 o 5 e poi si ricompone torna a camminare come tutti.
Il signore le urla dietro: "Vara vara come che a camina! Va in manicomio va.."Solo alle persone con disagio e ai bambini è concesso di camminare diversamente, abbiamo deciso che per ogni età anagrafica ci sono dei limiti e dei confini, stretti recinti in cui muovere il nostro corpo e il nostro come ci si sente. La nostra età anagrafica ci definisce, lo sguardo degli altri ci definisce e poi gli abiti la cultura la moda.. Siamo costantemente DEFINITI e smettiamo di poter essere INFINITI .Quei 5 passi della signora dichiaravano una verità, una pienezza di vita e una lealtà per me non più disponibile al baratto.
NOTES MELPIGNANO 2026In search of declarations of love from and to LIFE.SCRIVIMI DUE RIGHE SU MELPIGNANO8:26,01/06/26Melpignano è un paese come tanti ma capace di trasformarsi. Qui persino i gatti sono curiosi, le persone ti danno le indicazioni, qui puoi trovare cosa decidi di cercare. A Melpignano c'è tutto e se vuoi ti puoi anche BRUCIARE. Le strade nascondono ambigue sorprese, a volte si spaventa, ti nega, ti rifiuta, Melpignano è cieca e perde gli occhiali ma QUI chi non si dà da fare per cercarli? A Melpignano la CARNE non costa molto, ma ti puoi perdere seguendo i continui cambi del vento, senza essere SOLA, la campana SEGNA le cose importanti con la scusa di un tempo che pare essersi fermato alla sola memoria. Una fontana, una chiesta, uno due tre bar, la macelleria, i campetti cocenti, un monastero.
Ma a Melpignano se fai attenzione, sbocciano FIORI in continuazione, vuole fare l'AMORE con il l'aspro di un limone che cade. Sono mani che ti vogliono afferrare. Un paese come tanti ma che SCEGLIE ogni giorno, soprattutto nei giorni importanti. Non ha paura di ricordare la realtà presente del mondo ed è profondamente onesta, presente a sé stessa e alle sue, nostre umane contraddizioni. Melpignano è una scelta. Una dichiarazione d'amore confusa e sbilenca ma che ti fa ben sperare e PREGARE. La base di una scala che ti fa avanzare. Può essere l'inizio di un futuro migliore, A Melpignano, in piazza, puoi ballare a piedi scalzi.
CIAO MEL
CIAO MEL
Just arrived in Melpignano, a way to start working whit the communityTASK 1
TASK NAME SALUTA CHI PASSA
TITLE CIAO MEL
LOCATION Piazza S. Giorgio MELPIGNANO
DURATION 4h from 15pm to 19pm
SPACE 4m2Il luogo mi definisce, l'aspetto influisce.
Prima che parli, prima che io ti saluti chi vedi? Cosa vuoi vedere? Qualcuno che ti ama o che ti aggredisce?
Salutare apre una POSSIBILITA’, all’incontro ma anche al rifiuto o alla negazione..
A volte CHI PASSA decide DI RESTARE. CHI PASSA può decidere di NON guardare.
Puoi non essere vista, o semplicemente riconosciuta.
Quel sentimento d’ appartenenza ad una comunità di persone che ABITANO quel luogo o che ci sono appena tornate ma lì, in quel luogo, ci sono NATE.
L’essere stranieri, l’essere accettati, negati, rifiutati. L’essere accolti, L’essere inclusi, L’essere OGGETTO di curiosità.
4h di variazioni di una stessa semplice AZIONE: SALUTARE CHI PASSA.Alle ore 15, la piazza di Melpignano era sotto un sole cocente e la calura era attenuata dal VENTO costante, in continuo cambio di direzioni. Dietro di me una MACELLERIA, alla mia destra la chiesa, difronte la scritta PACE una bandiera della PALESTINA strappata. A quell’ora nessuno è in giro, anche la macelleria è chiusa. RONDINI, qualche macchina e pian piano la piazza bianca di pietra calcarea, vien calpestata, si popola, la piazza accoglie chiunque debba passare o sceglie di restare e attende l’ora del ROSARIO.NOTE SUL GESTO
-Dopo un mese--IL CHI-Ero pronta a salutare chiunque passasse?
A quell’ora erano rari i passanti,
Animali, RONDINI, una FAFRFALLA, FORMICHE e GATTI solitari e le persone alla guida dell’AUTOMOBILE intente a fare una svolta, non davano troppa attenzione. I passanti che avevo immaginato, arrivarono molto più tardi.
Come si saluta una rondine? Il consueto gesto della mano non era un saluto onesto
Una rondine è un CHI? La dignità e il diritto di poter essere riconosciuti come un CHI sono rimaste con me. Alcuni CHI non passavano da quel luogo, ma lo abitavano, nell’ATTESA non ero sola, nonostante mi sentissi SOLA.-IL LUOGO-Il luogo scelto da una folata di vento era davanti ad una MACELLERIA, accanto alla CHIESA. La scritta PACE e la BANDIERA PALESTINESE strappata dalle intemperie che RESISTE appesa incagliata ammanettata ad un palo che illumina la piazza quando il sole non basta.
Vicino a me una PIANTA, una piccola PALMA disponibile ai cambi di direzione del vento.-SALUTARE-Il GESTO della mano che credevo fosse il SALUTARE si rivela più complesso.
ATTESA, RUMORE, MOVIMENTO, IL MIO SGUARDO, INCONTRO DI SGUARDI forse, UN SORRISO quando sorge, GESTO DELLA MANO, delle MANI, spostamento nello spazio a volte e non sempre UNA VOCE, e allora la risposta RIFIUTO/ NEGAZIONE oppure ACCOGLIENZA una PAROLA forse, e la conclusione che sa di ADDIO.SEI SOLA?
SONO SPORCO MI DEVO LAVARE..
SEI IL MACELLAIO!
LA STORIA DI SAN GIORGIO, UNA STATUA CHE NON HO ANCORA VISTO, UN DRAGO NEL PARCO CHE HO INTRAVISTO, L’APPUNTAMENTO PER IL ROSARIO, L’APPUNTAMENTO PER LA MESSA, L’INVITO PER UNA BIRRA, L’APPUNTAMENTO PER IL DIBATTITO DELLE ELEZIONI.
UOMINI, DONNE, RAGAZZI e UNA RAGAZZA GIORGIA, DUE LUIGI, UN CAPELLO REGALATO, UNA MORTE CONFESSATA, UNA BAMBINA NATA E SUBITO ANDATA. VUOTI COLMATI DALLA SOSTANZA E DA UN’IRONIA ORMAI PASSATA. UNA PUTTANA!NOTE SULL’ ATTESA
- 3 mesi dopo -
Dopo la visione della documentazioneUn corpo che non vuole restare, che non ha deciso di rimanere, un corpo in continua ricerca di comodità e piacere, un corpo scomodo che si calma solo nell'ascolto, nell’osservazione la contemplazione sarebbe troppo ma c’erano rondini e c'erano uccelli che con i loro versi romperanno il silenzio futuro. Di vita attorno ce n'era parecchia, un corpo che scalpita che vuole esistere, un saluto ricambiato è diverso, il sorriso è diverso dai sorrisi feriti per non essere visti.
Il primo Ciao ad un ragazzo riccio, salutato dopo che mi aveva superato una VOCE titubante accennata e invece la risposta, veloce rapida.SENSAZIONINon essere considerata
Paura di disturbare
Posto sbagliato
Disgusto e senso di colpa
Sono vista
Sono accettata
Esisto
Piaccio e Non piaccio
Pregiudizio
Vergogna per essere filmata-L'EVENTO-
Dopo 25 minuti passa GP, la piazza è ancora vuota, lui è in macchina fa retromarcia è il primo a chiedermi come mi chiamo, nota che non sono di qui così gli rispondo che sono appena arrivata, che mi chiamo Selvaggia. Mi chiede se sono sola, “Si, beh ora ci anche tu” rispondo, chiede se voglio andare a fare un giro.. .. .. "Adesso?" chiedo, “non ora” dice, preferisce andare a casa a lavarsi prima. Dice di aspettarlo che poi sarebbe ripassato e infatti ripasserà deve aver capito in ritardo che ero con gli artisti, lo rivedrò poi ancora in paese e fingerà di non essere. Ricordo che sarebbe andato al parco, forse in macchina, mi domando se ho sbagliato, se fosse stato il posto, l’orario, il mio corpo o l’approccio, le parole che ho utilizzato, l’immagine globale che devo aver dato. Difronte alla macelleria diventa immagine interessante, immagine che rimane:
Che prezzo ha la carne? Un mio pezzo di carne a quanto lo posso vendere? Quando vale? La vita mia rispetto alla vita della rondine o della pianta ha un valore diverso? Secondo chi?Una puttana di fronte alla chiesa.
Una prostituta all'angolo che aspetta, disponibile, aperta.CHI sono negli occhi di chi mi guarda? Cosa sono? Quanto valgo? Donna, bianca probabilmente italiana ma CON CHI sono? Con chi mi relaziono? Chi mi accompagna?”-LA PALMA-
Mi annoio mi sposto cerco il mio posto, mi viene da vomitare ma invece inizio a fumare c'è una piccola palma da curare, la usano come posacenere è invece l'unica viva disponibile al vento, si muove come i nostri capelli o come quei tessuti con cui ci copriamo, chiederò un sacchetto nel prossimo tempo.-I PIEDI SCALZI-
In un momento qualunque, il mio piede sinistro spinge il tallone destro, forse per il caldo forse per comodità. Mi tolgo le scarpe, anche questo poi rimane.-LA COMPAGNIA-
Dopo 1 ora e 20 la piazza comincia a popolarsi verso le 15e30 la macelleria apre e con i primi clienti io ho già una birra in mano sono 2 Uomini 25 anni nell’esercito, nel militare, i figli studiano militare.LA SCRITTA PACE.
Continuo a salutare
Ci si saluta nei paesi?
“Lu sule, lu mare, lu ientu
U SALENTU”
Una ragazza molto magra
"iI vento ti porta via"Appaiono divertiti dall’artista, ma non vogliono esagerare, mi daranno il sacchetto con cui potrò liberare la pianta dai mozziconi.Continuo a salutare
No, non salutare quello che è stupido.Offriranno una birra anche a Giacomo, stava documentando…
Voi siete un gruppo io ho visto!
Santa Maria Maddalena protettrice di melpignano?-IL PRETE-
Poco prima di finire conosco il prete di Mepignano, si ferma, mi parla mi accoglie mi dà il benvenuto, qualcuno allora mi riconosce
ahh è con quelli
ahh ho capito
Se parlo con il prete mi salutano più persone, più signore, se parlo con gli uomini intervengono forse per difendermi. Le donne mi ignorano ho la seconda, terza birra in mano vorrei tanto andare a fare il rosario, alla fine l'ho rubato.
WATER IS IMPORTANT

ARE YOU COMFORTABLE ARE YOU COMFORTABLE?
- TRA PREGIUDIZIO E REALTA’ - TRA AGIO E DISAGIO -
A way to respond to the first taskIO SONO LA SANTA, IO SONO LA PUTTANAMi era rimasta impressa l'ESIGENZA di lavarmi i piedi alla fontana della piazza al termine della task del giorno prima. Come se quel lavare avesse il potere di pulire, purificare, ma da cosa? Quella prima macchina guidata da GP. Quella proposta da finestrino abbassato mi aveva dato la nausea ed era come se mi sentissi in colpa per qualcosa che avevo fatto. Cosa avevo sbagliato? Come avevo contribuito?Nel mio corpo e con il mio atteggiamento, ci si sente sporche, ci si sente colpevoli.Maria Maddalena, secondo il militare, è anche lei protettrice di Melpignano.Vicino alla macelleria mi sono sentita uno di quei pezzi di carne in vendita. Quanto valevo secondo lui, GP? Quanto avrebbe dato per avermi, per quanto tempo? E il macellaio, a quanto mi avrebbe venduta? Quali i pezzi migliori del mio corpo? Quale il taglio più pregiato?La proposta di GP, un po' prostituta, mi ci ha fatta sentire, che poi chissà cosa di me glielo ha fatto pensare.Stavo sempre ferma in un posto ad aspettare qualcuno che passasse per poterlo salutare, non c'era un lampione, ma invece:
Fuori dalla macelleria, unica donna che beve birre con degli uomini...
Una donna in mezzo agli uomini..."Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava a tavola in casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro, rannicchiata piangendo ai piedi di lui, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato." "… i suoi peccati, che sono molti, le sono perdonati perché ha molto amato'."-DIVISIONE DEL PUBBLICO-Scelgo di dividere il pubblico tra chi si riconosce in corpo femminile e chi si riconosce in corpo maschile. Ai corpi femminili viene chiesto di assistere e osservare e, chi lo desidera, documentare. Il giorno prima, per me, la documentazione tramite video fatta da terzi era stata evidentemente una resistenza. Ribalto il disagio agli uomini. Chi documentava, documentava loro.-TASK-Lavare a turno i piedi a tutti gli uomini.-I PIEDI-I piedi non sono certo la parte più bella e sensuale di me. Piedi terribili con alluci deformi dalla nascita o forse, chissà, da scarpe troppo piccole, che il mio stare sempre scalza espone facilmente allo sguardo altrui, raramente non vengono osservati come gatti morti in mezzo alla strada, la stessa curiosità, lo stesso disgusto. O forse sto un po’ esagerando... A Melpignano, poi, i miei piedi sono arrivati “cotti”, direbbe mia nonna, mangiati dal caldo o dal sudore. Sapevo che mi stavo per mettere in una situazione di possibile disagio: era quello che speravo.DOMANDE LA CURA ARE YOU COMFORTABLE? AM I?La mia domanda/ricerca stava nel limite tra il sentirsi a disagio e l’essere a proprio agio. Un gesto di cura può creare fastidio? Cosa significa oggi vedere una donna servile? Una donna che accetta il ruolo di sottomessa? Una donna che si riconosce peccatrice? Avermi inginocchiata davanti a te, in reggiseno, vedermi usare la mia maglietta bianca per asciugare i tuoi piedi. Accettare che usassi la stessa maglietta per asciugare tutti i piedi. Lasciare le donne osservare e assistere a tutto questo. Accettare di farmi lavare i piedi da un uomo. Essere vista, essere ripresa. Fabio propone una variazione: laverà lui i piedi a me, poi, con Giacomo, diventeranno mani. Sono sporche le nostre mani? La mia domanda era sempre la stessa: Are you comfortable? E poi... quanta poca acqua avessi per poter lavare i piedi a tutti e quanto poco tempo avevo, tempo e acqua, VITA, rimango nel cuore.IO SONO LA SANTA, IO SONO LA PUTTANAMaria Maddalena un piccolo approfondimento da Famiglia CristianaL’EQUIVOCO ALLA RADICE DI UN PREGIUDIZIOL’identificazione di Maria Maddalena con una prostituta è frutto di una serie di equivoci. Maria di Magdala fu una fedele seguace di Gesù, fu la prima, il mattino di Pasqua, a cui il Signore apparve chiamandola per nome. Per questo papa Francesco, nel 2016, ha reso più solenne la sua memoria, elevandola allo stesso grado delle feste che celebrano gli apostoli.«La tradizione», come ha scritto il cardinale e biblista Gianfranco Ravasi, «ripetuta mille volte nella storia dell'arte e perdurante fino ai nostri giorni, ha fatto di Maria una prostituta. Questo è accaduto solo perché nella pagina evangelica precedente – il capitolo 7 di Luca – si narra la storia della conversione di un'anonima “peccatrice nota in quella città”, colei che aveva cosparso di olio profumato i piedi di Gesù, ospite in casa di un notabile fariseo, li aveva bagnati con le sue lacrime e li aveva asciugati coi suoi capelli. Si era così, senza nessun reale collegamento testuale, identificata Maria di Magdala con quella prostituta senza nome. Ora, questo stesso gesto di venerazione verrà ripetuto nei confronti di Gesù da un'altra Maria, la sorella di Marta e Lazzaro, in una diversa occasione (Giovanni 12, 1-8). E, così, si consumerà un ulteriore equivoco per Maria di Magdala: da alcune tradizioni popolari verrà identificata proprio con questa Maria di Betania, dopo essere stata confusa con la prostituta di Galilea».La discepola che rimase fedele a Gesù fino all'ultimo«Mi alzerò e perlustrerò la città, i vicoli, le piazze, ricercherò colui che amo con tutta l’anima. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi incontrarono i vigili di ronda in città: “Avete visto colui che amo con tutta l’anima?”» (Ct. 3,2), San Gregorio Magno ha parole straordinarie (Om. 25,1-2. 4-5; PL 76,1189-1193) per colei che fece di Cristo l’unica ragione di vita. “Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato” (Mt. 10, 22). Cercò dunque una prima volta, ma non trovò, perseverò nel cercare, e le fu dato di trovare. (…) I santi desideri crescono col protrarsi. Se invece nell’attesa si affievoliscono, è segno che non erano veri desideri. (…) “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” (Gv. 20,15). Le viene chiesta la causa del dolore, perché il desiderio cresca, e chiamando per nome colui che cerca, s’infiammi di più nell’amore di lui. “Gesù le disse: Maria!” (Gv. 20,16). Dopo che l’ha chiamata con l’appellativo generico (…) senza essere riconosciuto, la chiama per nome come se volesse dire: Riconosci colui dal quale sei riconosciuta. Io ti conosco non come si conosce una persona qualunque, ma in modo del tutto speciale». Maria si risveglia dall’incubo: «Rabbunì!» («Maestro!»). L’umile penitente Maddalena diventa testimone del trionfo del Crocifisso. Ora vorrebbe stare lì, in adorazione, e invece no: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv. 20, 17). Porterà Lei l’annuncio agli Apostoli.
LET'S HAVE FUN!

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MOTHER AND DAUGHTER

COMMUNITY TASK - MOTHER AND DAUGHTER
DO YOU WANT TO BE AN ARTIST WITH ME THIS NIGHT?La voglia di raccontarsi, di accogliere, di permettere a quella piccola corte di essere vista. Allo stesso tempo, quella diffidenza che vuole scorgere senza chiedere, senza troppo invadere, ma con quello sguardo che esamina, da lontano, e poi, alla fine, esprime la propria condanna o ti assolve. Non sono certa di aver superato il test, se non apparentemente. La nudità non è semplice da accettare senza giudizio. Nei paesi è molto importante il vestito, ma io il coraggio nei Melpignanesi l'ho visto e nelle Melpignanesi ancor di più. E quando il coraggio mancava, c’era il desiderio.Negli occhi di P c'è tutto il dramma del vivere in un paese. Quel pomeriggio P è il primo che incontro con i miei bigliettini: la sorpresa, la paura, la diffidenza, l'estranea, la straniera, l'intrusa. Rifiuta velocemente, agitando le mani. Poi il coraggio di S, che mi riporta proprio nella corte di P, che a quel punto, sempre diffidente, mi accoglie nella bellezza del loro quotidiano. Oggi accade qualcosa di straordinario, ma rimane un odore leggero, quasi lontano. Quel genere di incontro in cui c’è un doppio piano, l’uno fatto di parole e l’altro che cerca di rispondere a domande nascoste che proprio non si fanno ad alta voce.-SOGNO E BELLEZZA-Oltre a P e alla Madre coraggiosa c’è anche la vicina, la signora che S "la Madre" cura, e poi, con calma, arriva anche un'altra donna, forse la moglie di P. Iniziano subito ad osservare e raccontarsi, io non ho molte parole per loro, se non rimandargli sottovoce quanto nel loro stare lì, nel loro quotidiano, siano bellissimi. Non è una bellezza dichiarata, ostentata: è una bellezza inconsapevole, quella che si coglie nelle distrazioni e nei tempi dilatati dei paesi, quella dei particolari, quella di quando non si è al centro e si è un po’ dimenticati. I paesi non sono mai al centro, per questo hanno sapore vivo e vero. La bellezza che ricordo era nei capelli spettinati dal vento, nelle mani appoggiate sulle cosce, in quello star seduta paga del proprio peso prezioso materno e nel sorriso di chi ha ricominciato a vivere, la luce fiera negli occhi di madre, nei movimenti piccoli, nel cercar di guardare sovrapponendo due occhiali e dal sorriso di P sempre più aperto, non abbastanza certo da scegliere di venire e raggiungerci quella sera e curiosare: chissà cosa gli artisti vengon a fare! Ma lui almeno lo aveva detto: C’era una serie alla televisione che non si sarebbe mai perso. Le donne, invece, inizialmente avevano detto sarebbero venute, erano certe, pareva, poi verso la fine dubbio, tintinnio, scelta, ma per quel paio d’ore son felice che sia stato per loro possibile. Pensare di raggiungerci... Immaginare di farlo... Cosa succede in casa di quegli artisti, fan il teatro, ma è un teatro strano... Insegno teatro da anni e conosco quel timore, quel salto necessario per uscire dal proprio comfort, quel tuffo da un’altezza nuova. Poi, proprio come un tuffo, dura un attimo, certo, ma prima il terrore: quel io non sono capace, io non lo faccio, e quante scuse.QUELLA SERA LA MADRE NON E’ VENUTA
-IL SENSO DI COLPA PRIMA DI VISIONARE IL MATERIALE-Il pomeriggio è proseguito a casa della mia coraggiosa compagna. Sono io a non averla aiutata, ero forse troppo confusa, volevo proteggerla, ma le performance, il teatro hanno sempre il loro rischio, quel famoso salto. Era stata coraggiosissima e davvero non volevo metterla a disagio, volevo ricambiare il suo coraggio con un dono certo: quella sensazione a cui io ho scelto di dedicare la mia vita, ma ho ragionato troppo a voce alta. I compiti le sembravano difficili, ma più di tutto ciò che non le piaceva era il pigiama. Uscire in pigiama... Che poi mica era teatro, mica davvero serviva il pigiama, ma era un atto di coraggio buffo che ero certa potesse fare. Non so cosa l'abbia spinta a rinunciare, so che le troppe parole non aiutano mai, ma ero in formazione, stavo cercando con lei cosa avremmo potuto fare, avevo bisogno di sbagliare. E’ stato un pomeriggio pieno di confidenze, intenso rispetto agli argomenti, il tema emerso. La CURA, la MATERNITA’, lo SCEGLIERE d’ESSERE MADRE. Ho pianto quella sera.MADRE – ABBANDONO – IMPOTENZA – SENSO DI COLPA – FALLIMENTO.Il mio frammento parte poi da lì: era mamma, le sensazioni di impotenza e il fallimento come maestra, inoltre era una delle mie ultime occasioni di lavoro a Melpignano e Giacomo mi aveva dedicato del tempo, mi aveva aiutato, aveva semplificato. Non vedendola arrivare, il tradimento mi ha colpita non da performer, non da attrice o maestra, ma mi ha toccata nel mio essere figlia, incredula che una madre potesse abbandonarmi e tradirmi così. Non ha avvisato. Bastava dire non me la sento, scusami, e allora sarei tornata ad essere una donna. Invece, come un cane abbandonato, sono rimasta ad aspettare, piena di speranza che cambiasse idea e venisse e si presentasse e... il passato torna ad essere presente.Madre che abbandona, 10 anni contro i 36, la rabbia è la stessa, la speranza non ne sono certa, una rabbia che rifiutava la festa. Non son riuscita a vedere nulla, scelgo di non vedere nulla per sentire cosa questa cosa ha toccato e ha mosso, aspettare che la mamma torni è un'immagine forte, dopo un pomeriggio a parlare con lei di quale senso abbia l’essere madre... Non si è assunta la responsabilità di me, ha pensato solo a sè, in sostanza. Che dolore e che rabbia, e io, di risposta, ho ignorato ogni momento della serata che si stava creando. Sentivo l'opposizione con gli applausi e le risate, nella bocca lo stesso sapore di birra, ma decisamente con un senso diverso. Ho bisogno di conforto. Cerco conforto, ma non voglio disturbare. Charis è stata davvero tenera, io molto brusca. Non hai avuto cura? Ora me la prendo io la cura... Mollo la presa con lei, Madre, mi arrendo, ma non ho intenzione di rinunciare. Mi sento in colpa, dovrei starmene al mio posto, non dovrei coinvolgere gli arti... ops... gli altri in questo, ma ho deciso, qualcosa di epico, ops, egoico, ha deciso, ma me ne frego, quando soffro me ne frego sempre.A questo punto tutto si confonde per me, decido di partecipare senza rinunciare a stare come sto, forse ho fingo qualche sorriso, ma me lo si legge nello sguardo. Fingo di guardare, ma invece sto solo cercando CHI, con poche parole, avrebbe avuto il coraggio. So che ad un certo punto sono andata da Giacomo per avere una sorta di approvazione, non mi piaceva la spinta che stavo avendo, era data dalla rabbia e dalla delusione. Stavo forzando. Gli dico che lo faccio lo stesso con qualcun altro. Lui mi risponde che non poteva essere uguale, non ero di certo io a poter prendermi cura di qualcuno, lo doveva fare qualcun altro a me.Un uomo buono, occhi dolci. Mi avvicino, percepisco la sottile timidezza, ma vado oltre, è gentile, vuole starci, non ferma gli amici. Ha paura, ma ha coraggio. Condizioni chiare: mi deve mettere a letto, lui ha una figlia, io ho 36 anni, non ha mai messo a letto una donna di 36 anni, io non userò le gambe, se non mi mette comoda me ne vado. Questo fino a quando non riesce a mettermi comoda... Non so quanto sia durata, io ero davvero incazzata, ma anche un limone aspro sa essere nutriente e dal sapore più decente, addirittura buono per chi è coraggioso. Ricordo che voleva che lo aiutassi, aveva mal di schiena, ma io avevo condizioni che me lo impedivano, lo stringevo stretto per pesargli meno, ricordo che scappavo dal letto, non è che uscivo, scappavo. Gli avambracci bruciavano sull'erba sintetica e mi rintanavo tra le persone, a me pareva un mostro, ma era solo un gentile signore che avevo incastrato a fare una cosa che proprio non aveva pensato. Si passava così tra il reale e la visione, un padre, un caro signore. Il caro signore non mi faceva rispettare le regole, credo che alla fine mi son messa a letto da sola o comunque un'immagine che mi è rimasta impressa, tornerà il giorno dopo e quello dopo ancora. Faccio sempre tutto da sola... Mi lamento molto di questa cosa. E’ ingiusta questa cosa. Alla fine fingo di addormentarmi per il suo mal di schiena e penso: ma a me chi mi sa davvero mettere a letto? Con cura?L'incazzatura rimane. Lui deve andare, non credo di essere stata molto tenera, allora poi mi sento in colpa. Lo dovevo ringraziare, lo raggiungo al concerto, gli amici dicono che avrebbe dovuto dirlo, avrebbero assistito volentieri. Lui era felice, aveva fatto il tuffo, e so bene come ci si sente dopo quel tuffo!Ecco che improvvisamente torno ad essere donna, ho 36 anni, concerto. Da figlia che ero, avevo dimenticato, tutto friziona, me ne vado. Avevo ringraziato. Lui capisce. Lo rivedo il giorno dopo, aveva dimenticato gli occhiali, io sono, mi fermo, ma non smetto di lavorare. Lui vuole restare, ascoltare, e mi sta accanto come solo un padre sa fare. Grazie.
LEMON TREE
DOPO UN MESE
A Melpignano un albero di limone ha segnato la differenza, la separazione dal mondo dei morti al mondo dei vivi. Le piante sanno e non ci accorgiamo di nulla. Le piante sanno e non nemmeno ce lo immaginiamo. Sarebbe utile immaginare, giusto per aprire delle possibilità. Un albero di limone mi ha accolta nel suo spazio e, nonostante la mia poca cura e prevaricazione tipicamente umana, ha respirato con me e mi ha concesso di conoscerlo a fondo, come mai mi era capitato. Certamente ha altro da dire, ma durante quelle quattro ore di pratica notturna mi è parso di starci assieme come fosse una persona, uno spirito certamente, una vita, un soffio divino, oro prezioso che dovremmo imparare a vedere, riconoscere e amare.Tronco solido e profumato, a volte ruvido, altre liscio; rami con diverse ampiezze, uniche e diverse altezze: con lui, muovendosi, ci si poteva ballare, si lasciava afferrare e ti ci potevi affidare completamente. L’essere immobile e disponibile creava movimento assieme, si componeva bene... Foglie fresche che tanto di limone sanno ti accarezzano delicate la pelle e ti viene voglia di fare l’amore con lui, di inserirti e amarlo e ringraziarlo per tutto quel bene. Ecco che con i rami, allora, il movimento si fa più intenzionale e abbandonato. L’alto e il basso non sono più coordinate. Il primo incontro è stato con la terra e alla terra sono tornata... Mani che cercano casa, non la trovano, cattivi profondi presagi. Non sta bene, nostra madre, non sta bene per niente. Ma poi una pioggia meravigliosa, quasi sacra, ci bagna e condiziona. Come faremo senza acqua? E l’altro limone non so come ci son arrivata, ma era solo, sempre stato per tutti il secondo. Il tronco si legge che ha fatto più fatica nella vita, è messo all’angolo. Gli ho portato l’acqua degli umani che, se domani sapranno, si arrabbieranno e allora la domanda mia è: Chi ha più diritto? Io o Te? Perché? Esiste una priorità nell’ordine del mondo o del cosmo?La luna Piena nutriva quei momenti con la stessa intensità dell’albero e della terra e di me e le formiche e decine di esserini corazzati che di notte escono a gruppi e, se sei nei paraggi, ti sommergono.Tutto il giardino, piano piano, era sotto incanto: fiori e foglie fresche, gradini e bandiere mi chiedevano di muovermi in modi dati. Ero mossa dalle architetture del giardino: io mettevo l’intensità, loro, gli ostacoli, mi davano la forma e le sensazioni, ed era un dialogo continuo. Reduce dalla pratica dei giorni precedenti, l’immaginario della guerra si è ripalesato: protezione e attacco, difesa, resa, RESA totale, che ora mi fa venire il punto in cui sono... Come non ci si può concedere a questo divino? Come è possibile che comunque io la metta, c’è sempre una parte che fa resistenza? Una lotta per rimanere, restare ed esistere? Paure, opinioni, dubbi, continuare ad esistere sotto questa forma separata di pensiero che proprio tace e dimentica la totalità, l’unione, la divina connessione del tutto, l'uno, solo uno.DOPO TRE MESILuna piena. Dita che camminano, corrono, scorrono su terra arida. Mani che cercano e ascoltano: rombo profondo. Mani che temono il centro pesante e centro solido, terra madre, Nostra Madre. Corpo che striscia, corpo che strofina e leggermente si segna, si rovina: piccole pietre e piccoli semi, piccoli insetti, crepe aperte e dure, animali che scappano e spaventano. Un limite e il bastone che lo traccia, una terra che non si fa penetrare se non in maniera superficiale, lacrime che sentono e raccontano un presentimento. La voglia, l'urgenza del far qualcosa, di continuare e di riuscire a cambiare. Ma cosa e a chi raccontare? Che non è possibile andare oltre così, che la terra è stanca così, non ce la fa più così, non si torna più indietro e che così, proprio così, non si può più continuare. Così. Un presentimento che vive nel silenzio e nell'odore di terra a cui manca l'acqua, la vita a cui manca l’amore. Occhi che non vogliono guardare, occhi che vogliono potersi fidare delle mani: il loro ascolto è molto più rotondo.Una corteccia che profuma di limone, radici che ti lasciano salire, che ti permettono di scoprire, mani che leggono, mani che delicatamente accarezzano e sentono: è un albero di limone. Le sue venature ne ricordano il sapore e, se fai attenzione, come se fosse alfabeto di una lingua nuova, il cuore si apre e assaggia e assapora.Le dita scorrono, decifrano, afferrano, si appendono, corpo che pesa e che cade, un corpo leggero che diventa pesante, in piedi su punte spezzate, la ballerina che non si sostiene, un disequilibrio stabile nel suo essere sempre precario, in bilico, innamorato, un desiderio di continuare, di voler vedere volare, un pezzo di cielo, stelle e desiderio, un amore più eterno, porte che sbattono: chi sono questi signori? Posizioni che parlano, memorizzano ed evocano, spine nascoste che tacciono e piccole formiche invece che mordono una spalla e la schiena che vive e si sente, luna che come un amante incontra il buio, ma non è solo: ci sono tutti in quel giardino. Siamo. Esistiamo assieme e brilliamo, se solo sapessimo brillare nel dolce equilibrio. Se solo sapessimo CREDERE.Naso che segue, occhi troppo veloci, sguardi inventati, frasi farfugliate, concetti appannati. Un giardino che magicamente si apre: fiori, foglie, altri steli, altri rami, cespugli, alberi, un altro limone, più appartato, abbandonato. Nessuno lo ha mai troppo considerato, non è al centro come l’altro. Ho sete, abbiamo sete. Tutti qui hanno sete. Arriverà una pioggia leggera che ci farà sorridere e ben sperare. IO bevo dalla bottiglia di plastica, plastica, plastica... Chissà chi ha fatto la fatica di portarla. IO, dando dell’acqua anche al Limone, l’ho sprecata? L’acqua o la plastica? Io e il limone abbiamo un valore diverso. Valiamo diverso per l’essere umano che ha faticato per comprarla, l’acqua, dico, comprare l’acqua. E poi caricarla e poi trasportarla e poi scaricarla, tutto a braccia. L’acqua in plastica. Acqua all’albero di limone abbandonato. Dico: Valiamo diverso io e l’albero abbandonato per l’universo? Avrà titolo anche lui in quanto creatore di limone? Acqua per i creativi. Quel pezzo di cielo non so se sia contento... del valore diverso e della plastica intendo.Ed è subito battaglia, guerra, paura. Paura del buio scuro, quasi oscuro, che ci vuol ferire, usare, violare. La luna aiuta chi deve scappare, un corpo che corre veloce e si nasconde, attende in silenzio il momento di potersi muovere, di poter lasciar andare il fiato. Ci cercano, ci vogliono, ci pretendono. Dicono che ci ammazzano e lo fanno anche con i bambini. Ammazzano i bambini? Ammazzano i bambini e poi ridono. Si dice che siano un divertimento, che la nostra vita non ha un prezzo, che la nostra carne a volte viene fatta marcire per giorni sotto il sole prima che nostri genitori possano recuperarne i pezzi, i brandelli. Una madre che raccoglie brandelli del corpo del figlio. Brandelli di Cervello, come dalla macchina di Kennedy, ogni giorno un nuovo fegato come quello di Prometeo, tra le macerie. Ci sono sempre macerie, le macerie diventano la tua nuova casa, una casa di macerie. Casa, cos'è casa? Un muro, un confine, un limite da non oltrepassare, ma la terra? Cosa ci dice la terra, il nostro sangue la penetra, le ginocchia delle nostre madri e le mani che cercano i brandelli. Raccolgono, non lasciano andare, tentano di mettere assieme i pezzi. Ricomporre un puzzle che non ha, non ha proprietari. Chi sono i responsabili? Madri che danno un luogo a quell’amore dove poter ancora esistere, ancora tornare. Materia, Mattoni, politica, Decisioni, ancora malta e ancora Mattoni, piedi veloci che corrono silenziosi, i mattoni che insegnano e mattoni segnano. Un cammino, precario equilibrio. Siamo in bilico, ma resto in piedi. Mi devo lavare le mani, mani sporche, mani impregnate, mani insozzate, mani che non vediamo. Mani zozze e mani insozzate: le nostre mani vanno lavate, le nostre mani, ne sono certa. Non sono così bianche le nostre mani: chiedetelo alla terra, chiederlo al vostro giardino, al parco più vicino. Era tutto proibito, non possiamo davvero, eppure abbiamo osato. Scappiamo, nascondiamoci fino a quando l'ultimo fragile non ha ascoltato lo stridio delle nostre azioni, la voragine che ci risucchia piano in un pianeta freddo e meccanico. Che bello il denaro, ma noi siamo divini, non mostri, siamo esseri intelligenti, non stolti, percepiamo il tossico veleno e riconosciamo l’abuso. Caramelle troppo buone che fan venire le carie, il nostro continuo rifocillare bulimico bucolico di piacere, come se fossimo amati, colmiamo quel vuoto prezioso che sembra noioso e sofferente in cui ci ritroviamo. Ma noi sappiamo guardarci da fuori. Siamo divini, non mostri.
















